Introduzione alla vita di

Carlo e Alberto

 

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CARLO GRISOLIA

 


Carlo Grisolia, di origini bolognesi, faceva parte di un gruppo di giovani del Movimento dei Focolari in Genova, grazie al quale aveva potuto coltivare la sua vita spirituale. 


Il 20 agosto 1980 il responsabile del gruppo, suo caro amico, cadde durante una scalata in montagna e morì. Il giorno dopo la morte di Alberto Michelotti, venne diagnosticato a Carlo, che stava prestando il servizio militare, un tumore tra i più maligni: iniziò così una sua staffetta durata 40 giorni "per incontrare Gesù", in cui spesso Carlo affermò che Alberto era lì con lui a sostenerlo, come sempre. 


Entrambi veri campioni della spiritualità di comunione, ancora oggi continuano a toccare l'anima delle persone che li hanno conosciuti. Il loro desiderio era mettere Dio al centro della propria vita. L’intesa e l’amicizia loro aveva quindi radici profonde. Il poter affrontare insieme problemi e difficoltà di ogni giorno, li aiutava a vivere i momenti difficili e a superare la tentazione di fermarsi e lasciar perdere. La Chiesa ha introdotto la loro causa di beatificazione.

 

 

 


ALBERTO MICHELOTTI

 


Alberto Michelotti apparteneva alla parrocchia di Staglieno. Ragazzo intelligentissimo, possedeva anche parecchie altre doti positive. 


Studente in ingegneria, era responsabile di un gruppo di giovani del Movimento dei Focolari ed amava mettersi all'ultimo posto per servire: anche alcune lettere che ci restano dicono la sua grande capacità nell'arte di amare ognuno che incontrava. 
Innamorato della montagna, cadde durante una scalata in un canalone ghiacciato sulle Alpi Marittime. 


Il giorno dopo la morte di Alberto, ad un altro ragazzo del suo stesso gruppo, Carlo Grisolia, della Canova di Prato, che stava facendo il servizio militare, venne diagnosticato un tumore tra i più maligni: iniziò una sua staffetta durata 40 giorni "per incontrare Gesù", in cui spesso Carlo affermò che Alberto era lì con lui a sostenerlo, come sempre. 

Entrambi veri campioni della spiritualità di comunione, ancora oggi continuano a toccare l'anima delle persone che li hanno conosciuti. La Chiesa ha perciò introdotto la loro causa di beatificazione.